E' difficile, forse impossibile,
separare il film "Il Postino" dall'immagine indissolubile di un Massimo
Troisi malato e stanco, tanto caparbio da sfidare la propria precaria
salute per terminare le riprese di quello che per molti è considerato il
testamento spirituale del grande attore e regista napoletano (di San
Giorgio a Cremano), spirato poche ore dopo aver girato l'ultima scena
del film.
Tratto dal romanzo "Il postino
di Neruda" di Skàrmeta, girato nelle splendide Procida e Salina, Il
postino è stato da subito circondato da un'aura magica che ha fatto di
questa pellicola un caso unico, elogiato da critica e pubblico, tanto
apprezzato all'estero da portare il nome di Massimo Troisi nell'olimpo
della cinematografia mondiale con una candidatura postuma all' Oscar
come miglior attore protagonista ed un totale inatteso di 5 candidature
all'ambita statuetta (fu vinta quella per la migliore colonna sonora
drammatica consegnata a Luiz Bacalov).
Nonostante solamente nella versione italiana figurasse il nome di Troisi accanto a quello del regista Michael Radford,
per tutti il postino è universalmente riconosciuto come il suo
capolavoro, un film, senza nulla togliere alle tante belle pellicole
girate in precedenza, in cui raggiunse l'apice della carriera ed una
notorietà internazionale sotto certi aspetti inattesa. La mimica, i
silenzi, le indecisioni nelle parole e nei movimenti del Troisi comico
trovarono in una interpretazione drammatica così profonda il proprio
naturale complimento.
Il
postino è un inno alla forza della poesia, al potere delle parole in
grado di elevare personaggi a prima vista insignificanti a ruoli del
tutto inattesi. L'amicizia che lega Pablo Neruda a Mario Ruoppolo è
sincera e mossa dalla tenerezza che ispira il giovane squattrinato
postino, fra i pochi in grado di leggere e scrivere in un'isola più
lontana dalla terraferma della realtà, ancora legata a un mondo antico
di pescatori destinato in pochi anni a sparire del tutto. L'ansia di
apprendere nuove parole e nuovi componimenti è il vero anelito alla
cultura ed alla elevazione sociale attraverso la conoscenza cui tutti
dovrebbero aspirare. Se Neruda quasi inconsciamente sconvolgerà la vita
del postino, quest'ultimo manterrà nei confronti del grande poeta un
sentimento di riconoscenza quasi filiare, conscio del fatto di essere
stato cambiato in profondità dall'esule cileno e di aver trovato non
solo il coraggio ma anche i mezzi per conquistare la ragazza più bella e
di buoni sentimenti del paese, grazie a quanto appreso nei sempre più
lunghi momenti passati a dialogare di metafore con lui.
Full Monty è sicuramente una delle commedie più divertenti fra quelle
che, negli anni novanta, decisero di raccontare storie ambientate sullo
sfondo della crisi economica inglese: la chiusura delle industrie
legate all'estrazione e alla lavorazione del carbone, la disoccupazione. Protagonisti cinque operai inglesi disoccupati che decidono di organizzare uno
spettacolo di spogliarello per guadagnare un po' di soldi. Fra varie
disavventure, esilaranti casting e prove estemporanee in casa del loro
capo-reparto, arriveranno alla prima del loro show. La forza di di Full Monty è quella di trattare con leggerezza problematiche sociali comuni, passare continuamente
dalla miseria alla vivacità, dalla crisi sociale al gaudio popolare,
coprendo la nuda disperazione della realtà con qualche foglia spassosa e
sufficientemente non urticante per trasformare una commedia sopra la
media in un successo mondiale. Il film si guadagnò ben 4 nomination agli Oscar riuscendo a portarne a
casa uno, quello per la miglior colonna sonora. Composta da Anne Dudley è
musica strumentale di grande impatto, dal ritmo lento ma dolce e
sensuale, un vero capolavoro.
va avanti e fermarsi è davvero un grave errore, un ostacolo in più che ci si pone.
Opera prima di Peter Cattaneo, regista per film TV e profezia azzeccata dal produttore Uberto Pasolini. Ottimi gli interpreti con Robert Carlyle post-Trainspotting, Mark Addy e Tom Wilkinson. Bellissima e perfettamente calzante la colonna sonora curata da Anne Dudley.
Film globalmente divertentissimo che lascia spazio anche alle
situazioni relativamente drammatiche elegantemente descritte con non
comune tatto e in qualche evento anche con poesia. Le note "amare" o
meglio su cui riflettere, ben celate dal fulcro del soggetto, spaziano
dalla malinconia alla omosessualità, dalla morte alla depressione, dalla
voglia di riscatto alla monotonia senile. Il film vuole farci capire
come è possibile ricavare il lato luminoso degli eventi negativi, quello
positivo, quello che tenta di spingere il demotivato ad andare oltre.
In questo film si ride e tanto ma si comprende anche che la vita va, ad
ogni modo va avanti e fermarsi è davvero un grave errore, un ostacolo in
più che ci si pone.
Opera prima di Peter Cattaneo, regista per film TV e profezia azzeccata dal produttore Uberto Pasolini. Ottimi gli interpreti con Robert Carlyle post-Trainspotting, Mark Addy e Tom Wilkinson. Bellissima e perfettamente calzante la colonna sonora curata da Anne Dudley.
Film globalmente divertentissimo che lascia spazio anche alle
situazioni relativamente drammatiche elegantemente descritte con non
comune tatto e in qualche evento anche con poesia. Le note "amare" o
meglio su cui riflettere, ben celate dal fulcro del soggetto, spaziano
dalla malinconia alla omosessualità, dalla morte alla depressione, dalla
voglia di riscatto alla monotonia senile. Il film vuole farci capire
come è possibile ricavare il lato luminoso degli eventi negativi, quello
positivo, quello che tenta di spingere il demotivato ad andare oltre.
In questo film si ride e tanto ma si comprende anche che la vita va, ad
ogni modo va avanti e fermarsi è davvero un grave errore, un ostacolo in
più che ci si pone.
Opera prima di Peter Cattaneo, regista per film TV e profezia azzeccata dal produttore Uberto Pasolini. Ottimi gli interpreti con Robert Carlyle post-Trainspotting, Mark Addy e Tom Wilkinson. Bellissima e perfettamente calzante la colonna sonora curata da Anne Dudley.
Film globalmente divertentissimo che lascia spazio anche alle
situazioni relativamente drammatiche elegantemente descritte con non
comune tatto e in qualche evento anche con poesia. Le note "amare" o
meglio su cui riflettere, ben celate dal fulcro del soggetto, spaziano
dalla malinconia alla omosessualità, dalla morte alla depressione, dalla
voglia di riscatto alla monotonia senile. Il film vuole farci capire
come è possibile ricavare il lato luminoso degli eventi negativi, quello
positivo, quello che tenta di spingere il demotivato ad andare oltre.
In questo film si ride e tanto ma si comprende anche che la vita va, ad
ogni modo va avanti e fermarsi è davvero un grave errore, un ostacolo in
più che ci si pone.
Opera prima di Peter Cattaneo, regista per film TV e profezia azzeccata dal produttore Uberto Pasolini. Ottimi gli interpreti con Robert Carlyle post-Trainspotting, Mark Addy e Tom Wilkinson. Bellissima e perfettamente calzante la colonna sonora curata da Anne Dudley.
Film globalmente divertentissimo che lascia spazio anche alle
situazioni relativamente drammatiche elegantemente descritte con non
comune tatto e in qualche evento anche con poesia. Le note "amare" o
meglio su cui riflettere, ben celate dal fulcro del soggetto, spaziano
dalla malinconia alla omosessualità, dalla morte alla depressione, dalla
voglia di riscatto alla monotonia senile. Il film vuole farci capire
come è possibile ricavare il lato luminoso degli eventi negativi, quello
positivo, quello che tenta di spingere il demotivato ad andare oltre.
In questo film si ride e tanto ma si comprende anche che la vita va, ad
ogni modo va avanti e fermarsi è davvero un grave errore, un ostacolo in
più che ci si pone.
Sono passate solo poche settimane dal mega evento del concerto di Vasco al Modena Park durante il quale, grazie all'intervista fatta da Paolo Bonolis, abbiamo appreso o ricordato, per chi già lo sapesse, che la canzone "Un senso" fu inspirata dalla lettura del libro di Margareth Mazzantini "Non ti muovere", seguito poi dal film omonimo di Castellito di cui la canzone fu la colonna sonora. Il film/libro parla di una storia d'amore clandestina nata tra un uomo di
prestigio (dottore riconosciuto nel suo campo) e una donna di bassa
classe sociale: una cameriera stagionale, senza arte ne parte, senza una
cultura, sciatta, di aspetto sgradevole che e vive un esistenza
squallida ai margini della società. La moglie al confronto è una bella
donna, acculturata, molto in gamba. Nella sua vita matrimoniale sembra
non mancare nulla. Eppure, ad un certo punto, nel momento in cui fa
questo incontro, inizia a porsi molte domande. Inizia a vedere quello
che prima non riusciva a vedere, ma solo a percepire e, tutto questo
ovviamente, non essendo stato programmato, lo spaventa La canzone parla proprio di questa storia: ti chiedi quale sia il senso di tutto cio', ma si arriva alla conclusione che non importa trovare un senso a tutte le cose,ma sono le emozioni che si provano ad essere importanti La pellicola, uscita nel 2004 e molto apprezzata dalla critica e dal
pubblico, ha ottenuto il David di Donatello, il Nastro
d'Argento e il Globo d'Oro.
Pellicola di culto che diede notorietà e fama internazionale a Paul
Schrader, autore di un elegantissimo thriller costruito attorno alla
figura di un edonista contemporaneo che incarna un'ideale superomistico
di narcisistica bellezza apparentemente inattaccabile ma, in realtà,
minata dai torbidi inganni nascosti sotto alla lussuosa patina che lo
avvolge. Notevole nella descrizione di un ambiente basato sul potere del
denaro, in cui gli interni impeccabilmente arredati sono esplorati da
una regia sensuale e avvolgente che esalta la fisicità del corpo
scultoreo di Julian Kay. Gigolo di alto bordo per ricche signore a caccia di emozioni, il giovane
e aitante Julian Kay (Richard Gere) si trova ingiustamente a essere il
principale indiziato per l'omicidio di una delle sue clienti. Vittima di
un complotto, verrà salvato da Michelle (Laureen Hutton), moglie di un
influente senatore innamoratasi di lui. Il prologo sulle note di Call Me di Blondie rimane una delle
intro più belle degli anni '80. Richard Gere, dal passo felino e dalle
magnetiche movenze, la cui classe innata è esaltata dagli abiti di
Giorgio Armani, ha costruito un personaggio iconico entrato
nell'immaginario collettivo.
Campione d'incassi a sorpresa
nel 1998 e trionfatore con sette premi
Oscar (tra cui miglior film, miglior attrice, miglior attrice non
protagonista e miglior sceneggiatura), il film narra le vicende del
giovane William (Joseph Fiennes, già visto in costume nel film
Elizabeth), alla disperata ricerca della sua verve poetica ormai
perduta. La sua musa ispiratrice sarà Viola (Gwyneth Paltrow, ragazza
dell'alta nobiltà, amante del teatro e soprattutto delle opere di
Shakespeare, che fingerà di essere un uomo pur di recitare accanto a
William. E a quel punto la passione di Viola per la poesia del bardo si
trasferirà direttamente sul suo autore, con il quale vivrà una romantica
storia d'amore. Film per tutti gli inguaribili romantici che si fa
apprezzare anche per la sua buona dote di umorismo che fa scorrere la
trama molto fluidamente e che ha il suo principale merito nello
sviluppare l'azione nell'Inghilterra della regina Elisabetta
(interpretata da una straordinaria Judi Dench) piuttosto che ambientare
le storie di Shakespeare in epoca moderna come da consumatissima prassi
di Hollywood. La colonna sonora di Stephen Warbeckcattura con successo lo spirito del film in questione, incentrandosi sulle melodie e temi dell'epoca elisabettiana frizzante con arguzia e fantasia. Non per niente il compositore si meritò l'oscar.
La colonna sonora de Il favoloso mondo di Amélie è sicuramente uno degli elementi che hanno contribuito a rendere il film di Jean-Pierre Jeunet il cult che è ormai diventato. Le note di Yann Tiersen risuonano ovunque, dai sottofondi di reportage e servizi televisivi, alle dita ispirate degli artisti di strada, portando i passanti a non poter fare a meno di fermarsi per riassaporare le atmosfere magiche ed evocative di una delle pellicole più belle del nuovo millennio.
Il grande successo di questa incantevole soundtrack originale risiede principalmente nella sua perfetta assonanza con l’atmosfera emotiva della scena di riferimento e nel modo in cui la prevalenza del pianoforte e della fisarmonica – tipico strumento del cantastorie – sottolinea la semplice essenzialità del mondo mostrato dal film e dell’interiorità della sua straordinaria protagonista, una ragazza profondamente buona, che nasconde il suo bisogno di amore e felicità dietro l’iniziativa di una totale dedizione al prossimo. Amélie, una ragazza di vent'anni che arriva da Montmatre, un giorno
scopre di avere una missione da compiere: alleviare le pene degli altri.
Anche dolori e frustrazioni minime: la solitudine della vicina di casa,
lasciata dal compagno, o quella dell'anziano genitore che augura al
nanetto del giardino lunghi viaggi in paesi esotici, quelli che lui ha
sempre sognato. A un certo punto Amélie si innamora di uno come lei, un
tizio caduto dalla Luna che colleziona frammenti di fototessere gettati
via.
Più che un musical, Moulin Rouge è un'opera complessa e grandiosa, non solo per l'influenza esercitata dal teatro lirico sul regista australiano Baz Luhrmann,
ma soprattutto per la pregnanza assunta dalle canzoni nel film: un mix di capolavori musicali per raccontare la tormentata storia d'amore tra
l'aspirante scrittore Christian (Ewan McGregor) e Satine (Nicole Kidman), la diva del locale più trasgressivo della Parigi di fine XIX secolo. L'archetipica relazione sentimentale instauratasi tra Christian e Satine
(che si ispira al mito di Orfeo ed Euridice così come alla Traviata,
tratta a sua volta dal romanzo La signora delle camelie
di Alexandre Dumas figlio) procede proprio attraverso le canzoni,
costruite a partire da frammenti e refrain di successi pop, rock e dance
degli anni Settanta, Ottanta e Novanta, facilmente identificabili e
riconoscibili dal pubblico in sala. Il geniale regista ha, infatti, selezionato i brani in modo che i testi si adattassero
perfettamente allo scheletro narrativo del film, trasformando - di fatto
- i numeri musicali nei dialoghi di Moulin Rouge. Personalmente giudico questa colonna sonora un piccolo capolavoro, come lo stesso film da cui è tratta.
Ci troviamo di fronte ad un omaggio a tutti i brani pop che hanno fatto
la storia eseguiti sia singolarmente: “Your Song”, “Lady Marmalade”,
“Nature Song” che sotto forma di tributo: “Elephant Love Medley”. Le voci dei due cantanti attori, spesso supportate dal coro, lasciano sorpresi per le capacità espresse.
Su tutto “Roxanne” dei Police riarrangiata sotto forma di tango: un capolavoro. rRiascoltiamola insieme a Lady Marmalade e Your song
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