Si va al cinema per distrarsi dalla vita, per lasciare fuori dalla
sala i problemi ed i fastidi della giornata, e fortunatamente alcuni
film hanno il potere di illuminare anche l’umore più cupo.
L’effetto della visione di “La La Land” è proprio questo, un’immediata e
colorata ricarica di gioia di vivere a base di musica e romanticismo
eclettico.Nel traffico di una superstrada assolata di Los Angeles, l’aspirante
attrice Mia e il musicista squattrinato Sebastian sognano di realizzarsi
attraverso le proprie passioni ma scontrandosi con la dura realtà;
quando però si incontreranno, dopo un’iniziale antipatia scatterà la
scintilla d’amore che darà ad entrambi la motivazione per farcela
davvero.
E, almeno per un po’, la loro vita sarà davvero una favola, con balli
coreografati in mezzo alla strada e canzoni romantiche che nascono e
crescono spontaneamente nel bel mezzo di scene di quotidiana convivenza.
C’è poco da raccontare, perché a volte le parole non riescono a rendere
bene l’idea, specialmente se c’è di mezzo il coinvolgimento emotivo che
solo la musica sa creare: e “La La Land” è un sogno cantato e ballato,
un invito ad inseguire le proprie aspirazioni a discapito di tutto il
resto, una storia d’amore travolgente con due protagonisti
affiatatissimi, una dedica ammirata ai vecchi classici della Hollywood
anni ’40 e ’50. “La La Land” sa conquistare perché mescola sequenze musicali come quelle
dei vecchi musical alle amarezze della realtà moderna, per spazzare via
queste ultime grazie alla fantasia e al romanticismo: scene corali come
il prologo sulla superstrada, con ragazzi e ragazze che scendono dalle
auto e iniziano a ballare cantando “Another Day of Sun”, trasmettono una
forza positiva e sono altamente contagiose
Leggerezza all'ennesima potenza, e nella sua valenza più positiva. Sister Act,
anche oggi a oltre vent'anni dalla sua uscita, è un film invecchiato
incredibilmente bene, capace di infondere una contagiosa allegria e al
contempo far dimenticare tutte le lacune in fase di sceneggiatura.
Una
cantante di las vegas, donna del capo, assiste ad un omicidio. La polizia la
protegge mandandola in un monastero come suora e lei trasforma le sue
consorelle in un grande coro. Finale con la cattura del capo e con
l'esibizione del coro davanti agli occhi del papa.
Divertimento allo stato brado che conquista, oltre per la sua
straordinaria componente musicale, anche per la simpatia delle
situazioni che vedono protagoniste questo improbabile gruppo di suore
(la lunga sequenza finale all'interno del casinò è da antologia), pronte
a schiudersi dal loro guscio grazie al carisma della nuova arrivata.
Privo di intenti satirici, il regista ci offre una visione ben più
spensierata (e poco realistica) del mondo religioso a cui siamo abituati
(incarnato, almeno per la prima parte, dalla figura della madre
superiora), con tanto di apparizione d'eccellenza di un sosia del papa
nei minuti finali. Con un'appena accennata componente poliziesca, che
vede protagonista un efficace Harvey Keitel, il racconto si concentra
soprattutto sull'esplosione di energia scatenato dall'arrivo di Deloris
nel convento, che dà spazio a gag ironiche e mai volgari, garantendo
alla pellicola lo status di opera perfetta per le famiglie. Ma la vera
forza detonante dell'operazione risiede sicuramente in due fattori
chiave. Il primo la magnetica potenza della musica, appassionante anche
per i non credenti, che giocando su sonorità rhythm'n'blues è
protagonista di alcune delle scene madri della storia. La seconda è
senza dubbio (non dimenticando l'ottima prova di Maggie Smith)
nell'incontenibile carisma di una formidabile Whoopi Goldberg che vale da sola il prezzo della visione.
Non ci possono essere vacanze natalizie senza un film Disney, sia per quanto riguarda le nuove uscite cinematografiche sia per i vecchi classici riproposti in questo periodo in tv. Frozen è senza dubbio uno di quelli che ha avuto maggior successo, indimenticabile storia ricca di amore, fiocchi di neve, ghiaccio, castelli, principesse e... renne! Una favola vecchia di anni che si veste della spensieratezza di oggi, divenendo un classico Disney frizzante e ricco di scintillanti sfaccettature, proprio come un cristallo di neve
Da piccole Anna ed Elsa erano davvero inseparabili, ma un
giorno, all'improvviso, Anna si ritrova a essere completamente tagliata
fuori dalla vita di sua sorella. Elsa si è chiusa in un mondo
tutto suo e, dopo la morte dei genitori, l'intero regno di Arendelle è
stato chiuso fuori dalle porte del castello. Anna è cresciuta da sola,
senza imparare nulla del mondo esterno: è allegra, piena di fiducia
negli altri, passionale, spensierata e impaziente di poter finalmente
conoscere gente e incontrare l'amore della sua vita. Il giorno
dell'incoronazione di Elsa qualcosa va storto: i suoi poteri
glaciali vengono resi noti a tutti e la nuova regina fugge nel bosco,
nascondendosi al popolo (e alla sorella) e involontariamente scatenando
sul regno un inverno perenne. Anna, insieme al coraggioso Kristoff e alla sua fedele renna Sven, parte alla ricerca di Elsa,
decisa ad affrontare tutti i pericoli della magia di sua sorella e che
le innevate montagne dell'Everest le porranno davanti pur di salvare
Elsa e tutto il regno.
Si torna a una sceneggiatura basata sui temi classici dell'amore, della
fiducia e della famiglia, che si costruisce attorno alla struttura del
musical: tutto può essere cantato e anzi enfatizzato dalla colonna
sonora, che accompagna e rende tangibili i pensieri e le emozioni dei
protagonisti. Una messinscena quasi teatrale che si modella tra cristalli e fonti di luce ben studiate, costumi mozzafiato e un
giusto alternarsi di situazioni commoventi e più leggere scenette
comiche. Tra le varie colonne sonore che accompagnano il film indimenticabile la super gettonata All'alba sorgerò
"Robin Hood" di Kevin Costner é, forse, il migliore film sulla leggenda
di Robin Hood mai realizzato.
Una suspence sempre crescente, una fotografia splendida, l'impiego, non
sfrontato, di mezzi speciali, straordinari all'epoca del film (vedi il
lancio delle frecce), una coreografia sontuosa, la città francese di
Carcassonne come set del film, ed una bella storia d'amore.
Sì, questo é un film che piace moltissimo alle donne.
Non solo per lo splendido personaggio disegnato da Kevin Costner,
peraltro straordinariamente bello in questo film, ma anche, e
soprattutto, per la caratterizzazione di Lady Marian.
Mary Elisabeth Mastrantonio é stata abilissima nel presentare una figura
di donna estremamente moderna.
Forte, sicura di sé, coraggiosa e molto romantica.
Innamorata del suo bel Robin, che seguirà fino alla fine.
Da vera donna. Fedele ai suoi principi,altruista, bella, determinata e,
allo stesso tempo, fragile e vittima delle circostanze.
Una donna da amare e da salvare. Forte e dolcissima.
Il vero alter/ego di Robin Hood, testardo e romantico come lei.
Due metà della stessa mela che si incontrano.
La scena finale, con il volo delle colombe, simbolo della pace ritrovata
e lo splendido cammeo di Sean Connery, nei panni di Re Riccardo,
conquista il cuore.
Oltre a rappresentarci questa splendida coppia, resa ancor più romantica
dalla splendida colonna sonora di Bryan Adams: "Everything I do I do it
for you", questo Robin Hood é anche un inno all'amicizia.
Quella vera, che non conosce frontiere.
Ed ecco lo splendido personaggio di Morgan Freeman, l'amico arabo, che
lo toglie sempre dai guai.
Non pretendendo nulla in cambio. La vera amicizia non lo richiede mai.
Ma questo é, soprattutto, un film su di una splendida coppia: Robin e
Marian.
Profondamente uguali. Innamorati, romantici, ribelli, idealisti.
Insomma: buon divertimento.
Con uno dei più bei film di Kevin Costner.
Capace di toccare i cuori. In particolare, quelli romantici.
Quarant'anni or sono, nel lontano 25 maggio 1977, usciva nelle sale americane il classicoGuerre Stellariche dopo 30 anni e una trilogia prequel è diventatoStar Wars: Episodio IV - Una nuova speranza. Il primo film della saga fu un'odissea per George Lucas, che incontrò non pochi ostacoli per far accettare il nuove genere cinematografico a quei tempi. , Star Wars debuttò nei cinema ed esplose fragoroso nell'immaginario collettivo trasformandosi in un classico senza tempo con ben 11 candidature al Premio Oscar e 7 statuette vinte (Migliore scenografia, costumi, montaggio, sonoro, effetti speciali, colonna sonora e un Oscar Speciale a Ben Burtt per gli effetti sonori). Un fenomeno immaginifico di tale portata che oggi a quasi quarant'anni di distanza dal suo debutto siamo ancora qui a parlarne, pronti come bambini entusiasti a tornare ancora una volta in quella "galassia lontana lontana" che ci ha regalato così tante emozioni. Quando su schermo appare l’immenso incrociatore stellare dell’Impero all'inseguimento della nave della Principessa Leila, non si può non ripensare a questa iconica scena come ad una tappa fondamentale per il cinema di fantascienza che dal quel lontano 25 marzo 1977 non sarebbe stato più lo stesso. Lucas si ispira a filosofia e mitologia e crea un universo mistico in cui "La Forza" tutto crea e pervade, da notare che nelle primissime stesure della storia Lucas l'aveva descritta come una gemma in stile Sacro Graal. Su schermo non mancano l'azione concitata con battaglie tra caccia stellari ispirate ai combattimenti aerei dei film di guerra, ma anche se siamo ad oltre un decennio dall'avvento della mirabolante CG anni '90 di Jurassic Park, Lucas precorre i tempi e punta su gigantesche miniature dettagliatisssime riprese in maniera innovativa, dando il via ad una nuova era tecnologica per gli effetti speciali cinematografici che poi prenderanno corpo nella sua Industrial, Light & Magic.
Memorabile e inconfondibile la sua colonna sonora di John Williams
E' difficile, forse impossibile,
separare il film "Il Postino" dall'immagine indissolubile di un Massimo
Troisi malato e stanco, tanto caparbio da sfidare la propria precaria
salute per terminare le riprese di quello che per molti è considerato il
testamento spirituale del grande attore e regista napoletano (di San
Giorgio a Cremano), spirato poche ore dopo aver girato l'ultima scena
del film.
Tratto dal romanzo "Il postino
di Neruda" di Skàrmeta, girato nelle splendide Procida e Salina, Il
postino è stato da subito circondato da un'aura magica che ha fatto di
questa pellicola un caso unico, elogiato da critica e pubblico, tanto
apprezzato all'estero da portare il nome di Massimo Troisi nell'olimpo
della cinematografia mondiale con una candidatura postuma all' Oscar
come miglior attore protagonista ed un totale inatteso di 5 candidature
all'ambita statuetta (fu vinta quella per la migliore colonna sonora
drammatica consegnata a Luiz Bacalov).
Nonostante solamente nella versione italiana figurasse il nome di Troisi accanto a quello del regista Michael Radford,
per tutti il postino è universalmente riconosciuto come il suo
capolavoro, un film, senza nulla togliere alle tante belle pellicole
girate in precedenza, in cui raggiunse l'apice della carriera ed una
notorietà internazionale sotto certi aspetti inattesa. La mimica, i
silenzi, le indecisioni nelle parole e nei movimenti del Troisi comico
trovarono in una interpretazione drammatica così profonda il proprio
naturale complimento.
Il
postino è un inno alla forza della poesia, al potere delle parole in
grado di elevare personaggi a prima vista insignificanti a ruoli del
tutto inattesi. L'amicizia che lega Pablo Neruda a Mario Ruoppolo è
sincera e mossa dalla tenerezza che ispira il giovane squattrinato
postino, fra i pochi in grado di leggere e scrivere in un'isola più
lontana dalla terraferma della realtà, ancora legata a un mondo antico
di pescatori destinato in pochi anni a sparire del tutto. L'ansia di
apprendere nuove parole e nuovi componimenti è il vero anelito alla
cultura ed alla elevazione sociale attraverso la conoscenza cui tutti
dovrebbero aspirare. Se Neruda quasi inconsciamente sconvolgerà la vita
del postino, quest'ultimo manterrà nei confronti del grande poeta un
sentimento di riconoscenza quasi filiare, conscio del fatto di essere
stato cambiato in profondità dall'esule cileno e di aver trovato non
solo il coraggio ma anche i mezzi per conquistare la ragazza più bella e
di buoni sentimenti del paese, grazie a quanto appreso nei sempre più
lunghi momenti passati a dialogare di metafore con lui.
Full Monty è sicuramente una delle commedie più divertenti fra quelle
che, negli anni novanta, decisero di raccontare storie ambientate sullo
sfondo della crisi economica inglese: la chiusura delle industrie
legate all'estrazione e alla lavorazione del carbone, la disoccupazione. Protagonisti cinque operai inglesi disoccupati che decidono di organizzare uno
spettacolo di spogliarello per guadagnare un po' di soldi. Fra varie
disavventure, esilaranti casting e prove estemporanee in casa del loro
capo-reparto, arriveranno alla prima del loro show. La forza di di Full Monty è quella di trattare con leggerezza problematiche sociali comuni, passare continuamente
dalla miseria alla vivacità, dalla crisi sociale al gaudio popolare,
coprendo la nuda disperazione della realtà con qualche foglia spassosa e
sufficientemente non urticante per trasformare una commedia sopra la
media in un successo mondiale. Il film si guadagnò ben 4 nomination agli Oscar riuscendo a portarne a
casa uno, quello per la miglior colonna sonora. Composta da Anne Dudley è
musica strumentale di grande impatto, dal ritmo lento ma dolce e
sensuale, un vero capolavoro.
va avanti e fermarsi è davvero un grave errore, un ostacolo in più che ci si pone.
Opera prima di Peter Cattaneo, regista per film TV e profezia azzeccata dal produttore Uberto Pasolini. Ottimi gli interpreti con Robert Carlyle post-Trainspotting, Mark Addy e Tom Wilkinson. Bellissima e perfettamente calzante la colonna sonora curata da Anne Dudley.
Film globalmente divertentissimo che lascia spazio anche alle
situazioni relativamente drammatiche elegantemente descritte con non
comune tatto e in qualche evento anche con poesia. Le note "amare" o
meglio su cui riflettere, ben celate dal fulcro del soggetto, spaziano
dalla malinconia alla omosessualità, dalla morte alla depressione, dalla
voglia di riscatto alla monotonia senile. Il film vuole farci capire
come è possibile ricavare il lato luminoso degli eventi negativi, quello
positivo, quello che tenta di spingere il demotivato ad andare oltre.
In questo film si ride e tanto ma si comprende anche che la vita va, ad
ogni modo va avanti e fermarsi è davvero un grave errore, un ostacolo in
più che ci si pone.
Opera prima di Peter Cattaneo, regista per film TV e profezia azzeccata dal produttore Uberto Pasolini. Ottimi gli interpreti con Robert Carlyle post-Trainspotting, Mark Addy e Tom Wilkinson. Bellissima e perfettamente calzante la colonna sonora curata da Anne Dudley.
Film globalmente divertentissimo che lascia spazio anche alle
situazioni relativamente drammatiche elegantemente descritte con non
comune tatto e in qualche evento anche con poesia. Le note "amare" o
meglio su cui riflettere, ben celate dal fulcro del soggetto, spaziano
dalla malinconia alla omosessualità, dalla morte alla depressione, dalla
voglia di riscatto alla monotonia senile. Il film vuole farci capire
come è possibile ricavare il lato luminoso degli eventi negativi, quello
positivo, quello che tenta di spingere il demotivato ad andare oltre.
In questo film si ride e tanto ma si comprende anche che la vita va, ad
ogni modo va avanti e fermarsi è davvero un grave errore, un ostacolo in
più che ci si pone.
Opera prima di Peter Cattaneo, regista per film TV e profezia azzeccata dal produttore Uberto Pasolini. Ottimi gli interpreti con Robert Carlyle post-Trainspotting, Mark Addy e Tom Wilkinson. Bellissima e perfettamente calzante la colonna sonora curata da Anne Dudley.
Film globalmente divertentissimo che lascia spazio anche alle
situazioni relativamente drammatiche elegantemente descritte con non
comune tatto e in qualche evento anche con poesia. Le note "amare" o
meglio su cui riflettere, ben celate dal fulcro del soggetto, spaziano
dalla malinconia alla omosessualità, dalla morte alla depressione, dalla
voglia di riscatto alla monotonia senile. Il film vuole farci capire
come è possibile ricavare il lato luminoso degli eventi negativi, quello
positivo, quello che tenta di spingere il demotivato ad andare oltre.
In questo film si ride e tanto ma si comprende anche che la vita va, ad
ogni modo va avanti e fermarsi è davvero un grave errore, un ostacolo in
più che ci si pone.
Opera prima di Peter Cattaneo, regista per film TV e profezia azzeccata dal produttore Uberto Pasolini. Ottimi gli interpreti con Robert Carlyle post-Trainspotting, Mark Addy e Tom Wilkinson. Bellissima e perfettamente calzante la colonna sonora curata da Anne Dudley.
Film globalmente divertentissimo che lascia spazio anche alle
situazioni relativamente drammatiche elegantemente descritte con non
comune tatto e in qualche evento anche con poesia. Le note "amare" o
meglio su cui riflettere, ben celate dal fulcro del soggetto, spaziano
dalla malinconia alla omosessualità, dalla morte alla depressione, dalla
voglia di riscatto alla monotonia senile. Il film vuole farci capire
come è possibile ricavare il lato luminoso degli eventi negativi, quello
positivo, quello che tenta di spingere il demotivato ad andare oltre.
In questo film si ride e tanto ma si comprende anche che la vita va, ad
ogni modo va avanti e fermarsi è davvero un grave errore, un ostacolo in
più che ci si pone.
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